Charles Darwin nel suo libro “On the origin of Species” del 1859 espose la sua teoria dell’evoluzionismo, che altro non è che le sue congetture. Cioè nel 1859 Darwin scrisse: “Secondo me è andata così”. Ecco, secondo lui. L’esatto contrario del metodo scientifico. D’altronde l’evoluzionismo basato sulla selezione della specie non è stato mai preceduto da una formulazione matematica né seguito da una verifica in laboratorio. In sostanza l’ambiente salva gli esemplari delle specie che si adattano meglio ed elimina gli altri.

In questo io vedo l’applicazione ante-litteram in ambito biologico del neoliberismo: infatti a ben pensarci il concetto di “adattamento” ha partorito l’orrida “resilienza” di oggi, che rappresenta l’ultima “frontiera” dell’indottrinamento e della catechesi neoliberista. “La resilienza è la qualità dello schiavo ideale, che sopporta tutto, senza mai ribellarsi. Che cade e si rialza sempre di nuovo, senza mai mettere in discussione ciò che lo fa cadere a terra” (Prof. Diego Fusaro). Detto in altri termini, prendi bastonate da tutte le parti ma stai zitto e vai avanti senza lamentarti. Per quanto riguarda la libertà A. Camus scriveva :“La libertà non è che una possibilità di essere migliori, mentre la schiavitù è la certezza di essere peggiori.” 

La libertà è più importante della vita stessa, perché ci sono momenti della storia in cui per difenderla o riprendersela bisogna essere disposti a sacrificare anche se stessi. E questa determinazione a non piegare mai la testa per nessuna ragione è l’unica cosa che spaventa i mille “fantasmi” che dominano il mondo. Tutti i popoli sono stati “ammaestrati” da sedicenti istituzioni “democratiche” e dalle religioni. Questo “ammaestramento” ha prodotto il “popolo bue”, e infatti ogni popolo della Terra è come un gregge di vacche che vive all’interno di un territorio delimitato da un recinto dove è tenuto a rispettare determinate regole civili e a credere ad una religione imposta.

Faccio un esempio per chiarire meglio il concetto. L’isola di Cipro è per metà greca e per metà turca. Supponiamo che una donna incinta che è sul punto di partorire non ce la faccia a superare il confine e partorisca nella metà greca. Il bambino che nascerà dovrà credere a tutto un sistema di credenze religiose calate dall’alto, quelle della chiesa ortodossa, senza avere voce in capitolo e sentirsi parte delle storia e della cultura greca. Se invece questa donna resisterà altri dieci metri e supererà il confine il bambino in questione dovrà accettare supinamente tutti i dogmi dell’Islamismo e “sentire” come sua la storia e la cultura della Turchia. Farebbe piangere se non facesse ridere.

Suggerimento di lettura: Odio la resilienza: contro la mistica della sopportazione – Diego Fusaro

David Sebastiani

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