Al giorno d’oggi la scuola presenta numerose criticità, e risulta naturale interrogarsi su come potrebbe essere se fosse diversa. Troppo spesso l’istituzione scolastica viene percepita dagli studenti come un luogo di obblighi, verifiche e prestazioni, piuttosto che come uno spazio di crescita personale e arricchimento.

Lo scopo della scuola non è solo sovraccaricare di nozioni la mente degli studenti, ma soprattutto trasmettere a questi il piacere di imparare per crescere. L’apprendimento non deve essere fine a sé stesso bensì coinvolgente, deve suscitare interesse e gioia nello scoprire cose nuove. Non va limitato a ciò che si trova sui libri, ma va integrato con l’esperienza personale che ogni alunno deve poter fare. Spesso gli studenti sono portati a studiare solo ed esclusivamente per ottenere buoni voti. Ciò causa frustrazione e un senso di inadeguatezza, poiché i ragazzi sentono di non aver dato abbastanza per essere considerati bravi.

Subentra quindi la convinzione di non essersi impegnati sufficientemente, come se l’impegno e la persona stessa fossero ridotti a un semplice numero, il voto. Il fatto è che il voto e la persona sono due soggetti diversi e l’uno non deve interferire con l’altro. Certi docenti sicuramente non aiutano, anzi, spesso sono proprio loro a svalutare i propri alunni facendoli sentire incapaci.

Nella mia scuola ideale i voti sono solo un indicatore del livello di conoscenza raggiunto e sono utili a individuare ciò che non è stato compreso per approfondirlo ulteriormente. I professori inoltre si occupano del benessere dei ragazzi, aiutandoli a scoprire sé stessi e ricordando loro che sono molto di più di un voto.

Un fattore che ad oggi dovrebbe essere fondamentale ma è spesso inesistente, è proprio la comunicazione tra insegnanti e studenti. Ad oggi il dialogo c’è ma talvolta è purtroppo molto limitato. In numerose scuole i docenti portano avanti una didattica frontale, senza dar modo e spazio agli alunni di fare domande o esprimere opinioni. Queste vengono spesso soppresse oppure scoraggiate, tanto che i ragazzi restano in silenzio per paura di dire qualcosa di sbagliato e sentirsi inferiori rispetto a chi sta seduto dall’altra parte della cattedra. Alcuni professori si identificano con il loro ruolo a tal punto da non rendersi conto che così facendo erigono un muro con gli studenti che invece cercano il dialogo.

L’ideale sarebbe che tutti gli insegnanti cercassero contatto con i propri allievi per coinvolgerli e spronarli a imparare, perché è solo attraverso la relazione che si può coltivare e condividere la conoscenza. Questo garantirebbe anche un maggiore benessere all’interno dell’ambiente scolastico. È sempre più raro trovare insegnanti che si interessano del benessere psicologico degli studenti e spesso il malessere a scuola viene percepito come una scusa o come “vittimismo”. Un fattore fondamentale per garantire il benessere degli studenti durante le ore di lezione, oltre al dialogo con i professori, è infatti il rapporto con i compagni di classe. Ovviamente ci sarà sempre qualcuno con cui è più facile legare rispetto ad altri, ma è importante riuscire a interagire e collaborare con tutti i membri della classe. Credo che anche i docenti possano contribuire a garantire la serenità, aiutando i ragazzi a superare contese e dilemmi affinché riescano ad andare d’accordo tra di loro.                                                 

Insomma, credo che in un ambiente scolastico funzionale gli studenti, i professori e le famiglie dei ragazzi siano un’unica grande squadra, e tutti debbano lavorare assieme affinché il percorso di studi sia meno pesante e avvenga in un ambiente sereno. La mia scuola utopica è uno spazio sicuro, in cui gli studenti possono sentirsi liberi di chiedere, di sbagliare e riprovare, liberi di non capire, di chiedere aiuto, di sentirsi ascoltati, liberi di essere sé stessi.

Liberi di sognare.

Alessia, 16 anni

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