
MI ritrovo sotto il sole cocente a raccogliere le albicocche. Il fruscio della cascatella del laghetto mi accompagna rinfrescandomi con il dolce suono. Il cinguettio degli uccellini mi tiene compagnia. Il profumo delle albicocche si sprigiona man mano che le raccolgo.
La tentazione è forte: ne prendo una, è di un arancione scoppiettante e fa’ talmente caldo che nell’aprirla sembra sprigionarne anche lei. La addento senza pensarci due volte. Il sapore inconfondibile di albicocca appena raccolta mi pervade. È calda, succosa, dolce e dal sapore intenso.
Il calore che emana è un calore che rinforza lo spirito, ti fa sentire vivo.
La natura ci parla in tanti modi e io nel raccogliere la frutta ogni volta mi metto in ascolto.
Perché? Mi chiederete.
Perché non sono mai stata delusa.
Ogni raccolta è un messaggio di vita, un inno di gioia. Ogni frutto mi racconta la sua storia e sono tutte diverse. Ogni frutto racconta la propria storia e nessuna è uguale all’altra. Quando li raccogli ti accorgi che ogni albicocca è unica, proprio come ogni esperienza che la natura ci offre.
Ed è in quel preciso istante che ti dimentichi del caldo, del sudore che impregna i vestiti, che forse era meglio stare chiusi in casa al fresco. Sei tu e l’albicocca, il resto scompare come quando scende la nebbia in autunno. E assapori la felicità attraverso il caldo profumo di albicocca.
Rosanna Beccalli
Vi lascio con la poesia
“Meriggiare pallido e assorto” di E. Montale
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
